la nota

Il teatro Metastasio dall'inaugurazione alla chiusura del 1964

Continuiamo con il riassunto delle pagine di Roberto Fioravanti su <La Musica a Prato>
curato da Veronica Vestri. La settima puntata è ancora dedicata al Teatro Metastasio.

Mentre fervevano i preparativi per la cerimonia di inaugurazione dell'8 settembre 1830, con la rappresentazione di ben due opere l' "Aureliano in Palmira" di Rossini e "Giulietta e Romeo" di Vaccaj, la società del teatro Metastasio si trasformò in accademia e l'inaugurando teatro poté fregiarsi del titolo di "Teatro civico di Prato" secondo un dispaccio della Segreteria di Stato del 21 agosto 1830.
Tale riconoscimento apparve meritatissimo anche se l'operato della società non fu esente da critiche che tante e tali furono da spingere il figlio di uno dei soci, Francesco Franceschini, a scrivere una piccola commedia in tre atti "Il teatro nuovo" ispirata appunto alle schermaglie che si verificarono in quegl'anni tra la società del Teatro Civico e i tanti suoi detrattori, non ultimi gli accademici del teatro dei Semplici.
La serata inaugurale fu un vero successo tanto che le repliche degli spettacoli proseguirono fino a tutto ottobre con in più repliche dell'opera di Rossini nel periodo natalizio.
Finiti gli splendori dello spettacolo, la società iniziò a fare un bilancio delle spese: dalla revisione del perito Pietro Stefanelli, nominato appositamente, apparve che la spesa complessiva per la costruzione del teatro e per il suo arredamento ammontava a 183.083 lire circa: una somma non indifferente che la società ripartì per ogni suo componente.
Da questo conto era escluso l'onorario dell'architetto Cambray-Digny che preferì la gloria dei posteri ad un compenso vero e proprio, rinunciando in toto al proprio onorario e "accontentandosi" di una bella lapide nell'atrio del teatro, accanto a quella che la società volle dedicare al Granduca Leopoldo II che favorì fin dal primo momento la società del teatro ed il suo operato.
Grandi successi di pubblico, un bel teatro ma ancora senza un nome: gli accademici in un primo momento pensarono di dedicarlo a Giovanbattista Fagiuoli poeta e commediografo fiorentino del secolo XVIII ed allora piuttosto in voga; al Fagiuoli però ben presto fu preferito il nome di Pietro Metastasio autore molto amato e non solo di testi in prosa ma anche di opere e drammi musicali.
L'instancabile società del teatro nuovo fin dal 1828, due anni prima dell'inaugurazione ufficiale del teatro, aveva provveduto anche alla costituzione di un'orchestra stabile con elementi locali istituendo quindici premi in denaro per studenti di musica strumentale: una buona iniziativa che però non ebbe fortuna.
Nel 1850 si provvide ai primi restauri del teatro che già dopo soli dieci anni mostrava segni di cedimento: questi lavori vennero ad aggravare la situazione finanziaria dell'accademia del teatro già precaria.
Nel 1867 si dà incarico all'ingegner Telemaco Bonaiuti per imponenti lavori di ammodernamento: questi lavori finirono per limitare notevolmente lo spazio dell'orchestra e degli spogliatoi degli attori che si provvide ad ampliare nel 1871.
Tante spese e difficoltà posero il teatro e la sua accademia in una condizione difficile tanto da far dubitare della loro sopravvivenza. Dopo l'acquisto di poltroncine in velluto, nel 1912, la conversione dell'impianto di illuminazione da gas ad elettrico, nel 1918, e l'introduzione dell'impianto di riscaldamento, nel 1922, il teatro dall'Accademia fu donato al comune nel 1939.
Sotto la gestione dell'Opera Nazionale Dopolavoro il teatro passò tutto il periodo bellico, durante il quale non subì gravi danni, ma una generale degradazione ed invecchiamento portarono alla decisione della chiusura nel 1956. Dopo otto anni di lavori il Metastasio fu riaperto, nel 1964, con la rappresentazione de "Il trovatore" dopo gli imponenti lavori di ammodernamento dietro il progetto di Nello Baroni e le opere di Enzo Ciardetti e Leone Trenti che hanno riportato la sala e tutti gli ambienti alla situazione attuale.


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La prematura scomparsa del nostro Socio Onorario Paolo Agostini ci impone un piccolo ricordo su questa edizione de LA NOTA. Per mancanza di spazio e nel rispetto di assegnare al suo ricordo un articolo dedicato ci impegnamo per il prossimo numero di pubblicare qualche pensiero dei suoi più cari amici. Per adesso lo ricordiamo così, nella sua semplicità che lo contraddistingueva.


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