la nota

Non dite che non avete mai sentito parlare di musicoterapia…

…non ci credo!
Ultimamente pare sia una parola che vada di moda.
Dare una definizione precisa di musicoterapia non è una cosa semplice perché ci sono pareri molto discordanti; c'è chi la considera una psicoterapia, chi una disciplina paramedica, chi un uso particolare della musica, chi una magia, ma l'elemento che comunque rimane costante è la musica.
Certo sappiamo tutti che la musica, anzi la "nostra musica" ci piace, quella che andiamo a sentire ai concerti, quella che suoniamo, quella che ci fa ballare o che sentiamo come sottofondo alla radio. Senza dubbio la musica che ci piace può rilassarci, può portare una carica energetica, migliorare l'umore, distrarre, o cullare, così come "altra" musica può annoiarci, disturbarci od innervosirci. Sicuramente provoca delle sensazioni, più o meno piacevoli, ci emoziona e induce cambiamenti dell'umore.
Leggendo la programmazione delle iniziative mensili di qualsiasi città, si può trovare una sezione abbastanza ampia dedicata ai concerti di vario genere: di fronte a quest'elenco ci lamentiamo spesso dell'elemento mancante, del concerto che avremmo voluto andare a sentire o della poca scelta. Mettendo da parte un discorso di marketing e business, si può rilevare che i gusti musicali sono svariati: c'è a chi piace una musica molto ritmica, chi preferisce determinati strumenti, chi è alla ricerca di sonorità particolari; c'è chi si ritrova in una sonorità molto forte, chi non sopporta alcune intensità, chi apprezza più generi musicali e chi ne predilige uno. Inoltre i gusti, durante la vita, cambiano e si evolvono a seconda delle esperienze della vita e della nostra sensibilità. Anche in un periodo relativamente breve non ci si può basare su una certezza matematica nel definire una propria inclinazione. Dopo un concerto che ci è piaciuto possiamo essere radiosi, carichi di energia o perfettamente distesi; non sempre, però, i concerti corrispondono all'effetto atteso, a volte le nostre aspettative rimangono deluse sebbene il programma e gli artisti siano di eccellente qualità, magari proprio perché in quel momento non siamo ben "predisposti" perché stanchi, distratti da altri pensieri o da chissà che, altre volte rimaniamo entusiasti per una serata a cui, a priori, non avremmo dato un soldo.
Come fare allora a trovare la musica giusta da usare per la musicoterapia, una musica che porti del benessere? Sarà il senso comune? la moda? il risultato di arcane formule matematiche elaborate da un computer? Oppure la canzone che ci cantava la mamma da bambini?
Mi rendo conto che la risposta è forse troppo semplice, ma, per me, mai scontata. Ognuno di noi ha le proprie inclinazioni, i propri gusti determinati da più fattori, secondo i quali ha sviluppato un proprio senso estetico che non si limita ad una concezione di bellezza esteriore, ma che determina l'artista che è in noi. Tutti abbiamo uno stile anche se ci consideriamo negati per le discipline artistiche: ci piacciono particolari colori, odori, suoni, sapori, ci leghiamo affettivamente a determinati oggetti e vestiti, camminiamo e parliamo con una determinata velocità, ci creiamo abitudini che seguono, per lo più, la nostra esigenza estetica.
Rispondiamo alla nostra creatività, attraverso un impulso innato che ha origini molto marcate, più di quanto si possa credere.
Riportando l'attenzione sull'arte dei suoni ogni persona, come si può dedurre da quanto detto fin ora, ha una propria musicalità derivata da molteplici fattori legati alla propria storia, alla cultura, alle abitudini, ma anche alla specie del genere umano ed alla sua evoluzione. La musica, intesa come mezzo espressivo e di comunicazione, ha accompagnato l'uomo fin dall'era primitiva e, per fortuna, non dà cenni di abbandono (speriamo).
Una tra le prime esperienze, per ogni uomo, è proprio quella sonora, nel periodo prenatale. L'apparato uditivo inizia a formarsi al quarto mese ed al sesto è già funzionale nella sua forma definitiva. Il feto percepisce i suoni che provengono dall'esterno attraverso le vibrazioni che gli arrivano tramite il corpo della mamma. (il suono non è altro che una vibrazione, un movimento molto veloce di particelle…siete mai stati vicini, anzi, troppo vicini a delle casse di amplificazione?). Queste informazioni vengono codificate e conservate nella memoria del bambino che, come si sa, dopo la nascita riconosce la voce della mamma così come quella del padre o di chi gli è stato particolarmente vicino. Queste sensazioni permangono in maniera molto profonda tanto che, per esempio, si è constatato che i bimbi prematuri, che hanno passato un periodo sufficientemente lungo in incubatrice, amino i suoni continui dei macchinari; sono esperienze forti che determinano, in parte, la formazione della propria musicalità, la quale sarà influenzata dal percorso di tutta la vita.
D'altra parte numerosi studi hanno dimostrato e verificato che esistono degli archetipi anche per quanto riguarda il mondo sonoro. Ci sono ritmi, sonorità, melodie, strumenti musicali che creano una realtà sonora condivisa da tutto il genere umano.
Tenendo conto di tutto ciò, il suono può essere molto più di un fattore puramente estetico: diventa espressione di sé, sincera e profonda, perché legata ad esperienze di vita molto forti; è frutto di emozioni e nello stesso tempo generatore di nuove sensazioni che portano ad uno stato di benessere.
La musicoterapia coglie le sue basi proprio da qui.
Si può dire che ogni musicoterapista si pone come primo obiettivo quello di stabilire una relazione con una o più persone attraverso il mondo musicale, cercando di cogliere e dar voce alla musicalità di ogni persona. Con quale scopo? Da sempre la musica è stata usata per alleviare il dolore; se si pensa alle popolazioni primitive subito vengono alla mente i rituali di guarigione in cui lo sciamano cantava e ballava per la salvezza del malato. Oggigiorno per fortuna ci sono la scienza e la medicina che offrono molteplici possibilità, ma ricordiamoci che la musica, oltre ad essere un'arte, è anche un fenomeno acustico, scientifico, che ha determinati effetti sulla mente dell'uomo. Da un punto di vista fisico e biologico la percezione di un suono attiva più neuroni di qualsiasi altro stimolo naturale (visivo, tattile, olfattivo). Sono però pochi i casi in cui la musica può guarire (non impossibili: solo pochi mesi fa presso l'ospedale "Le Molinette" di Torino una donna in coma si è risvegliata dopo parecchi mesi, grazie ad un intervento di musicoterapia), ma tanti i casi in cui può migliorare la qualità della vita. Non dimentichiamoci che la musica prima di tutto emoziona, smuove i sentimenti e porta a cambiamenti dell'umore. La relazione in un processo musicoterapeutico è essenziale perché permette di valorizzare e potenziare la musica che c'è in ognuno di noi.
Le considerazioni fatte mi hanno portato a suggerirvi piccole riflessioni su un discorso molto ampio e complesso che attribuisce alla musica un forte valore terapeutico se gestito in maniera consapevole. Il mondo sonoro determina cambiamenti fisici, biologici, mentali, sensoriali, emozionali, culturali e sociali che possono contribuire a migliorare la nostra qualità della vita.

Dott.ssa Nadia Palmucci


Associazione culturale musicale
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