la nota

DUE PERSONAGGI DI CULTURA IN CERCA DI SODDISFAZIONI

"In questo teatro mi sono sempre sentito come un ospite, forse perché non sono pratese". E' stato questo il primo sassolino che Massimo Paganelli si è tolto durante la conferenza stampa del suo addio al Metastasio. E lo ha fatto davanti (anzi gli erano a fianco) a Massimo Luconi e a Sandro Bertini, il suo successore e il presidente confermato. Parole che intendevano sottolineare una certa amarezza per un lavoro non portato a termine. "Vorrei ricordare che quando mi sono insediato alla direzione del Metastasio nessun sindaco è venuto a omaggiarmi _ ha poi puntualizzato Paganelli come è invece accaduto per Luconi, evidentemente più gradito di me al sindaco Mattei". Tra tanti schiaffi anche un omaggio alla città: "Prato mi ha stupito, i pratesi sono curiosi e industriosi. Ringrazio chi mi ha permesso di fare questa esperienza. Guidare per otto mesi uno dei 14 'stabili' italiani mi ha regalato un bagaglio umano e professionale incredibile. Ho visto da vicino tutti i pregi e tutti i difetti del Met, che comunque sono tanti". E quindi una difesa del suo lavoro: "Siamo passati da un cartellone con 12-13 titoli a uno con 35. Io sono per le scelte di estreme, di rottura. Mi sono stati rinfacciati 130 abbonamenti perduti. Bene io spero che siano stati di più. Nella mia gestione c'è stato un indubbio ricambio generazionale. Ho portato tanti giovani a teatro. Gente che voleva vedere 'quello' spettacolo, che lo sceglieva, lo prenotava. Gli abbonamenti? Per me sono soltanto anime morte di cecoviana memoria. Meglio perderli". Fin qui lo sfogo pubblico di Paganelli come riportato dai giornali. Ma qualche tempo prima c'era stato un altro addio eccellente nella cultura pratese, uno choc non da poco con le dimissioni in diretta dell'assessore Giuseppe Vannucchi durante gli "stati generali" alla presenza del sindaco. E una delle ragioni, anche in questo caso spiegate al pubblico di addetti ai lavori che era intervenuto al "Pecci", erano le decisioni relative al Met di cui non era stato informato. Quindi rimpasto di giunta e nuovo direttore, già assessore alla cultura. Un annuncio di piano triennale con intenzione di stimolare la creatività del territorio e la tesi della complementarità del Politeama con il Fabbricone e il Met. Progetti in attesa di essere varati, e specialmente realizzati. Ma i lettori de "La Nota" ricordano le interviste con Vannucchi e Paganelli, le loro idee, la loro voglia di guardare "oltre", la loro intenzione di coinvolgere la città, anche in progetti comuni pur garantendo la specificità di ognuno. ed anche il loro lavorare con un comune denominatore: fare meno politica e più cultura possibile, remare controcorrente, quindi, senza alzare la voce e battere pugni sul tavolo con arroganza. In pratica ci avevano convinto delle loro buone intenzioni e dei programmi illustrati su queste pagine. Oggi abbiamo interlocutori differenti che dovranno mettere tutto il loro impegno per fare altrettanto, ma soprattutto per lavorare bene in città. Ma abbiamo qualche timore che come accade spesso nel nostro Paese, si lasci fare del male, ma non si lasci fare del bene E , a proposito di questo, dopo questi due abbandoni eccellenti, è proprio così difficile lavorare a Prato?.


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