la nota

IL "CERCHIO" DEL PROFESSIONISTA

Pochi mesi fa Stefano Balestri
ci ha lasciato. La sua prematura
scomparsa ha provocato grande
cordoglio in cittaà. Abbiamo affidato
all'amico Mario Marchi il
compito di tracciarne un ricordo.


A Stefano BALESTRI

IL "CERCHIO" DEL
PROFESSIONISTA

Di Stefano abbiamo parlato in molti; in tanti abbiamo ascoltato dire di Lui cose bellissime.
E tutte vere.
Io stesso ho avuto l'occasione, l'onore e la gioia di parlare di lui come rotariano all'assemblea del nostro distretto che si è tenuta a Prato poco dopo la sua morte.
Ma un amico si ricorda anche per episodi o momenti di vita vissuti assieme.
E tutto questo rimane in noi. Come ricchezza personale, non cedibile, nel profondo del nostro cuore.
Stefano aveva un paio di anni più di me.
Professionalmente ci dichiaravamo coetanei perché la carriera notarile è più lunga e più complessa di quella di dottore commercialista.
Non è sufficiente superare un esame di abilitazione bisogna vincere un concorso.
Entrambi ci allenavamo con grande impegno in stanze un po' scomode di un lungo corridoio in Piazza San Francesco.
Erano i primi anni settanta.
Stefano faceva pratica dallo zio Ugo io dal mio babbo.
Ci incontravamo tutti i giorni; a volte nella mia stanza, a volte nella sua, a volte lungo il corridoio.
Sto rivivendo mentalmente e con il cuore quei momenti.
C'era in noi l'ambizione e la frenesia di emergere.
Predisponevamo gli atti per i nostri maestri e bollivamo di rabbia quando, come diceva Bartali, "c'era tutto da rifare".
Ci si sentiva dire:
"La professione è come un cerchio fatto di tanti piccoli punti, finché non l'avrete completato non vi potrete definire veri professionisti".
Per anni ci siamo guardati e, sorridendo, ci siamo detti, ma cosa sarà mai "questo cerchio"?
Commentavamo insieme gli insegnamenti ed eravamo complici nella nostra ricerca di autonomia professionale.
Stefano vinse presto il concorso ed andò a Cremona.
Poi tornò a Prato.
A quel punto eravamo entrambi autonomi ed allora, professionisti liberi da censure quotidiane ma memori degli insegnamenti, ci consultavamo spesso.
Accadeva però che io avessi più volte bisogno di lui che non lui di me.
In tanti anni, fino da ultimo, nulla fra di noi è mai cambiato.
E' vero, il tempo è passato molto in fretta; "è volato" come si dice; però certi momenti rimangono.
Non solo per me ma per tutti quelli che hanno avuto modo, come me, di averlo per amico od anche soltanto per conoscente.
Sono sicuro che tutti quelli che l'hanno onorato, in quei giorni subito dopo la morte, hanno, come me, episodi e momenti da ricordare.
A volte memori anche soltanto di uno scambio di parole, di un gesto, di un saluto.
Nessun suo comportamento aveva mai qualcosa di affrettato.
L'altruismo e la generosità non hanno fretta.
Certamente in tanti continueremo a ricordare Stefano come professionista, come amico, come maratoneta, come ciclista, come appassionato di musica, di libri, come rotariano, come padre e come marito e potrei continuare.
Ma perché?
Perché parlava il linguaggio di coloro che lo ascoltavano.
Tutti comprendevano e si sentivano compresi.
A proposito del "cerchio del professionista": credo che Stefano lo avesse già capito ed ora ne starà discutendo con suo zio ed il mio babbo sorridendo dei miei dubbi.
Ciao Stefano.
Un tuo amico.
Mario Marchi


Associazione culturale musicale
Via Cairoli, 31 - 59100 Prato